Autunno
di ritava
Dopo il faggio, il larice è il mio albero preferito. Lo scorso week-end, allungato dal ponte di Ognissanti, è stato caratterizzato da un tempo meteorologico di rara perfezione: temperature miti e aria nitidissima. Da tempo desideravo immergermi nelle laricete autunnali, e sono stata ampiamente esaudita: il loro colore mi fa vibrare di vita le più profonde corde dell’animo, là dove si annidano anche i molesti pensieri di scoraggiamento. Come scrive M. Rigoni Stern il larice è l’ «albero cosmico lungo il quale scendono il sole e la luna», e così, per chi crede nelle coincidenze come me, stasera ne è capitata una poeticamente potente, infatti ho aperto casualmente un libro di E. Montejo, e sono inciampata su questi versi:
Si amavano. Non erano soli sulla sponda
della loro prima notte.
Ed era la terra che si amava in essi,
l’oro notturno delle sue orbite,
la galassia.
Forse il larice riallinea con le forze del cosmo e riapre all’amore.

